Accendere il fuoco con l’archetto: l’inizio

Ti starai chiedendo: “ma perché devo imparare ad accendere il fuoco con l’archetto quando posso portarmi l’accendino?”
Per mille motivi. Ma ormai mi conosci e sai che non sono qui per insegnarti delle semplici nozioni di sopravvivenza. Ti sentirai dire da qualcuno che i fiammiferi o l’accendino si possono inumidire o bagnare, te li puoi perdere o mille altri motivi. Beh, se ti si sono bagnati i fiammiferi vuol dire che tutt’intorno è tutto talmente zuppo che ti sarà difficile trovare quello che ti serve per accendere un fuoco, figuriamoci se devi metterti a preparare anche l’archetto e il piolo…non è impossibile ma serve un’esperienza di anni!Accendere il fuoco con l'archetto e l'arte di Marco Priori

No, il motivo vero per cui ti insegnerò come accendere il fuoco con l’archetto, il sistema più diffuso sulla Terra nella Preistoria, è che proverai un’emozione che nessuno può farti comprendere finché non ci riuscirai! E’ qualcosa di profondo, di atavico, che ti porti dentro il DNA. Una volta acceso non sarai più lo stesso, te lo assicuro.

Molti anni fa mio padre aveva un vecchio manuale di sopravvivenza militare e la cosa che mi attirava di più era proprio il disegno di come accendere il fuoco con l’archetto: una mano che premeva un manico su un piolo ed una base e l’altra mano muoveva un archetto per far ruotare il piolo dentro un foro della base. Dalla base fuoriusciva una piccola fiammella. Era descritto come qualcosa di molto semplice, quasi banale.

Quel manuale probabilmente giace impolverato da qualche parte chissà dove. Non lo vidi più ma rimasi con la voglia di provare. A quel tempo non esistevano internet e YouTube. Non avevo modo di procurarmi altre informazioni ma avevo quel disegno bene in mente.Marco Priori e l'accende il fuoco con l'archetto

Dovevo procurarmi un cordino e cominciai con il laccio di una scarpa. Un archetto? Beh, quello era facile: un bastone curvo. Manico, piolo e base erano ben più difficili. Per piolo presi un pezzo di ramo dritto e per base un altro legno spaccato a metà. Il manico era un pezzo di legno concavo. Pazientemente feci i fori col mio fidato coltello Opinel. Non ero molto pratico ad intagliare quindi mi richiese moltissimo. Ero emozionato. Una volta che era tutto pronto legai la corda alle due estremità dell’archetto, avvolsi la corda intorno al piolo e cominciai goffamente a far ruotare il meccanismo. Passarono mesi! Fu uno dei periodi più frustranti della mia vita, te lo assicuro! Dal primo di quei fori sulla base ne seguirono altri. Poi costruii altre basi, cambiai decine di pioli, legni e chilometri di lacci di scarpe. Non hai idea di cosa vuol dire fallire un numero così grande di volte…

Ma ad ogni tentativo la mia tecnica cambiava, si raffinava. Il fallimento stava lavorando silenzioso e subdolo su di me. Mise a nudo il mio carattere. Era lì che mi sbeffeggiava. Ma nel frattempo era uno stimolo irrefrenabile a ritentare. Io contro me stesso e volevo vincere!

Dopo quasi un anno, una sera di Settembre ero in quello che chiamavo“il mio bosco” in cui sono cresciuto, di fronte al mio vecchio riparo di foglie e legni. L’aria era pura e tiepida. Le cicale cantavano. In un angolo della piccola capanna c’era tutto il kit per il fuoco. “Beh”, pensai “a lavoro”. Con l’esperienza di oggi direi che quel kit aveva ancora molto da migliorare ma era il frutto di tanti tentativi, modifiche e fallimenti. Quello che avevo imparato meglio in tutto quel tempo non era come realizzare le varie parti, ma la tecnica! Quella sarebbe stata la sera più esaltante di tutta la mia vita trascorsa nei boschi!Accendere un fuoco con l'archetto e piolo con Marco Priori

Prima di provare chiusi gli occhi, odorai il piolo già mezzo consumato. Profumava di legno bruciato. Volevo quel fuoco. Non era un tentativo come gli altri. Ginocchio a terra, un piede sulla base, spalla sinistra sul ginocchio sinistro, archetto nella destra e mano sinistra sul manico. Pronti? Via! Frrrrh, frrrrh, frrrrh, frrrrh. Il fumo cominciava ad uscire come molte altre volte. Frrrrh, frrrrh, frrrrh. Dalla tacca scendeva polvere nera. “Forza Marco che ce la fai!” Mi dicevo, “non mollare”. Tanto fumo bianco ed odore di alloro bruciato. Quello era il legno che usavo. Due o tre minuti che sembrarono ore…ma ad un certo punto mi fermai. Dal bordo della base continuava il fumo ed in mezzo a quel fumo un minuscolo vulcano incandescente brillava di arancione. Per me fu guardare la Luce! Da lì nell’esca di paglia, poi il soffio e la Fiamma! Accesi un minuscolo fuoco coi rametti che durò qualche minuto.

Non mi ero mai sentito meglio e più fiero in vita mia. Prima di incamminarmi verso casa, ormai quasi al buio, raccolsi la base, l’archetto e il resto. Li riposi con cura nell’angolo della capanna. Odorai il piolo come avevo fatto poco prima. Ora profumava di libertà.

Cammina nel silenzio,

Marco

Foto articoli Ecosport Marco Priori

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Questo mio articolo è uscito anche sul sito ecosport.it